V Florum a San Marino

Una grande iniziativa ideata da Mara Verbena di “Fior d’acqua” covava da anni: riunire intorno ad un tavolo produzione e scuole italiane in un territorio neutro. Credo ci sia riuscita. In molti abbiamo risposto al suo appello, perché sicuramente, anche noi in cuor nostro volevamo incontrarci. Non starò a parlare delle produzioni che lì sono state effettuate, in quanto testate autorevoli e di settore ne parleranno elencando personaggi, varietà prodotte, statistiche e quant’altro è avvenuto nelle giornate dedicate. Il grande Arturo Croci, insieme al dott Walter Pironi hanno coordinato i vari relatori ponendo loro domande e quesiti che servivano ad arricchire con competenza il tema. La presenza del dott. Calì con tutti gli insigniti negli anni del “Garofano d’argento”, hanno dato, inoltre, una nota di festa al convegno. A me preme fornire la mia opinione sull’incontro tra le scuole, perché questo era, a mio avviso, il significato vero dell’evento ed io credo in quest’opportunità per fare quello scatto qualitativo che manca per affermarci come professionisti rappresentanti di uno stile italiano. Si potrebbe dire che la colpa è nostra, vale a dire, dei padri del movimento professionale nato negli anni settanta di cui faccio parte. Allora una volta raggiunti i livelli di massima attenzione  della categoria in Italia, ognuno ha affermato la propria indipendenza professionale creando  punti di attrazione tra loro in competizione frastagliando così le energie. Ritengo che questo abbia avuto anche risvolti positivi, perché, ha consentito l’espressione del bisogno di libertà che evidentemente ognuno avvertiva, potendosi sperimentare ed esprimere in libertà. Questi percorsi hanno prodotto esperienze e, quindi, cultura professionale. Ora, però, le esigenze personali sono cambiate e pure le priorità, questo vale sia se ragioniamo in termini di sviluppo personale che professionale: è necessario ricomporre in un mosaico unitario le esperienze maturate e di conseguenza ordinarle in un curriculum di studio specifico utile per caratterizzare un percorso formativo di base. Questo a mio avviso è la risposta italiana della nostra categoria necessaria per gestire il fenomeno della globalizzazione: un mercato internazionale esige forza coesa e compatta nell’identità, se non si vuole correre il rischio di essere fagocitati e sparire per mano di chi è più grande e potente di noi. Il tempo è cambiato, le esigenze personali sono maturate, continuiamo ad essere frammentati, oppure vogliamo essere come un’orchestra in possesso di una cultura comune nella quale ci riconosciamo? Nello stesso tempo possiamo fornire tante interpretazioni personali su temi specifici: c’è una base e tante specificità.  Il settore  della moda lo ha fatto, la musica, lo sport, e noi possiamo diventare un arcipelago identificabile, oppure rimanere soli contro tutti, per fare cosa? Dove potremmo arrivare con i nostri mezzi individuali?
Ho sempre sostenuto in federazione che il sindacato doveva creare una buona base tecnica e poi noi con la nostra filosofia e personalità creare nicchie a tema.
Tradurre questo in strategie operative corrisponde a creare sinergia tra soggetti che siano in grado di esprimere e poi imporre livelli di coerenza dello stile Italiano. La fonte è sempre la nostra cultura, la storia, l’arte da  interpretare in chiave moderna come risposta a bisogni emergenti, tutto ciò lascerà alle generazioni che verranno esempi  di espressione tangibile della nostra nazione, ma nello stesso tempo una pista precisa e riconoscibile da percorrere e ripercorre: lo stile e la creatività italiana. Oggi, a mio avviso è diventato fondamentale chiedere all’ Istituzione Pubblica di regolamentare il settore della scuola con il riconoscimento dei titoli a livello europeo, così come avviene già in altre nazioni dove si acquisisce insieme alla cultura di base dell’obbligo scolastico la competenza professionale  degli esperti specialistici sul campo. Se ognuno di noi mettesse a disposizione l’esperienza maturata in trent’anni potremmo creare una scuola italiana che non ha la necessità di attingere dalle scuole straniere ma basterebbero periodici confronti internazionali con i quali apprendere reciprocamente stimoli tecnici.
Le aziende straniere già dagli anni passati hanno sempre riconosciuto e sostenuto la loro scuola sia aiutandola nella ricerca che fornendole i supporti economici necessari  per farla diventare vetrina delle loro produzioni. Oggi, a distanza di tanti anni anche l’Italia, ho almeno gli imprenditori che si confrontano nel mercato con altre culture, hanno capito che la scuola è l’anello di congiunzione tra la promozione  del prodotto e l’utente. Non ci resta che sperare in una presa di coscienza generale e poi di coraggio per rinnovare la Scuola Professionale Regionale, ossia offrire riconoscimento e quindi valore a quei territori che hanno maturato esperienze comprovate sul campo istituendo corsi di qualifica professionale. Un’ occasione concreta per valorizzare il proprio territorio fornendo occasioni di sviluppo professionale e, quindi, lavoro che unisce la scoperta dell’ambiente con le radici della propria cultura di appartenenza. Da una cornice culturale di tipo nazionale nasceranno formazioni specialistiche  e corsi  monotematici. Il momento è maturo per investire le capacità imprenditoriali in campo professionale. Spero si avveri nella realtà quanto è avvenuto alla fine del Forum dove ognuno ha tirato fuori i propri coltelli per colorare i torrioni con fiori diversi. E’ nata così una battaglia cooperativa che è valsa la pena vivere per capire: una sana e leale competizione utile per stimolare e sviluppare creatività da spendere in gruppo.

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